Viaggi, fotografie... ottima combinazione!
In un precedente articolo (vedi qui) abbiamo passato in rassegna quelle che diversi autori dell’antichità classica hanno indicato come le “Sette Meraviglie del Mondo”. Questa elencazione, oltre alla grande valenza culturale e artistica, ha avuto un grande impatto a livello emotivo e di fascinazione proprio in quanto “lista” di meraviglie. Decine sono le testimonianze di autori che, nei secoli successivi, si sono cimentati nella redazione di proprie proposte di meraviglie; e oltre loro, chissà quanti, tra la gente comune, hanno avuto la stessa idea di ragionare su quali fossero le massime espressioni di bellezza e magnificenza.
Lungo questo solco si è inserita, all’alba del nuovo millennio, una società privata svizzera che, sfruttando le possibilità emerse con la globalizzazione, ha organizzato un sondaggio globale, durato diversi anni e conclusosi nel 2007, volto a determinare le Sette Meraviglie del Mondo Moderno. Il loro lavoro ha dato vita ad una lista, ormai ampiamente accettata, di nuove Meraviglie. Non perdiamo altro tempo allora, e andiamo a scoprire quali sono state le opere che si sono viste fregiare della definizione di Meraviglia!
Per spirito nazionalista non possiamo non partire dal Colosseo, l’unica meraviglia europea della lista e simbolo della Città Eterna, Roma. Il grandioso Anfiteatro Flavio, dal nome della dinastia di imperatori che realizzarono l’opera, venne eretto tra il 72 e l’80 d.C., e divenne da subito il simbolo più imponente della grandezza di Roma. Questo anfiteatro, il più grande della storia, poteva contenere fino a 75.000 persone, ben più della maggior parte dei moderni stadi calcistici! Era inoltre dotato di un’intricata rete di tunnel e cunicoli al di sotto dell’arena, volti a rendere ancor più avvincenti gli spettacoli di gladiatori che vi si svolgevano: era addirittura presente un sistema di chiuse e condotti che permetteva di allagare la struttura per inscenare battaglie navali! Tuttavia, il declino dell’impero romano coinvolse anche quest’opera, che cadde in disuso. Diversi terremoti provocarono in vari momenti danni più o meno ingenti; inoltre, nel corso del Medioevo, l’opera venne utilizzata costantemente come “cava” di materiali edilizi. Fu solo a partire dal XVIII secolo che tornò ad essere trattata con cura, per poi, nel corso dell’800, dare il via ad opere di restauro e migliore conservazione.
In questo caso più che di singola opera dobbiamo parlare di un mix di fattori che rendono straordinario questo luogo. Machu Picchu infatti è un sito archeologico del Perù, riscoperto agli inizi del ‘900, e formato dai resti di un’antica città dell’impero Inca. Ma oltre al fascino degli antichi resti, la straordinarietà del sito risiede nella posizione in cui si trova e nelle caratteristiche “tecniche” che la contraddistinguono. Questa cittadina, di modeste dimensioni (si stima che meno di mille persone potessero risiedervi), è localizzata infatti su una sorta di costone di roccia che “unisce” due monti, il Machu Picchu e lo Huayna Picchu, e che si trova a circa 450 metri di altezza rispetto il fondovalle, e a oltre 2400 metri sul livello del mare. La visuale che domina l’intera valle sottostante è mozzafiato. Ma, per quanto affascinante, la posizione ha posto una serie di sfide ai costruttori. Non solo le difficoltà per raggiungere il luogo, ma anche le tecniche costruttive utilizzate: il territorio è infatti altamente sismico e soggetto a frequenti piogge che rendono molto instabile il terreno. La straordinarietà del posto risiede proprio nelle sue fondamenta, realizzate con raffinatissime tecniche di drenaggio dell’acqua e che hanno reso possibile la sua esistenza nel tempo.
Un altro grande complesso archeologico entrato nella lista delle meraviglie moderne è quello di Petra, in questo caso localizzato nel Medio Oriente, più precisamente in Giordania. L’intero luogo altro non è che una città scavata nella roccia, come risulta evidente osservando il tempio di El Khasneh al Faroun, la costruzione che più rappresentativa dell’intero sito. La città fu per lungo tempo il cuore del regno dei Nabatei, un popolo nomade che si specializzò nei commerci, mettendo in contatto le diverse popolazioni della penisola araba. La spettacolarità del luogo, oltre che dalla particolare conformazione delle rocce che ospitano le costruzioni, è data dal suo isolamento: le strade per raggiungerla sono infatti limitate, e in alcune di esse è possibile solo il passaggio a piedi. Tra tutte, il più affascinante è sicuramente l’ingresso est attraverso gli stretti cunicoli della Strada delle Facciate. La città abbandonata intorno all’VIII secolo, e in seguito abitata solo sporadicamente, venne riscoperta agli inizi del XIX secolo e da subito divenne luogo di visita e di pellegrinaggi.
Localizzato nella penisola dello Yucatan, in Messico, Chichén Itzà è una ristretta area caratterizzata dalla presenza di numerose costruzioni e rovine realizzate dalla civiltà maya tra il VI e il XI secolo. L’alta concentrazione di edifici in un area non particolarmente ampia non è casuale: il territorio circostante è infatti prevalentemente arido, ma la presenza di due grandi pozzi naturali, denominati Xenote, ha favorito il sorgere di una comunità stabile che divenne presto egemone nell’area. Le fortune di questa comunità iniziarono a diminuire intorno al 1200, ma fu soltanto con l’arrivo dei conquistadores spagnoli che il centro si spopolò e del tutto, venendo riscoperto soltanto nella seconda metà del XIX secolo. Sono molteplici le affascinanti costruzioni che contraddistinguono il sito, ma tra queste la più famosa e simbolica è la piramide terrazzata di Kukulkan, costruita tenendo conto di molteplici riferimenti astronomici, materia di studi particolarmente importante nella cultura maya. Infatti, tra le altre opere degne di nota c’è El Caracol, che era proprio un centro di osservazione astronomico.
Una imponente struttura militare con scopi difensivi, la Grande Muraglia è una delle opere più famose al mondo. La grande fortificazione, realizzata a partire dal 215 a.C., era volta a segnare il confine dell’impero cinese, da poco unificato dall’imperatore Qin Shi Huang, e vide morire durante la propria costruzione centinaia di migliaia di lavoratori. Nei secoli successivi, diverse dinastie realizzarono sporadici ampliamenti e miglioramenti, fino a quando, nel XIV secolo, la dinastia Ming non si impegnò in un profondo rafforzamento delle mura, come difesa dalle invasione delle popolazioni mongole. Quando gli europei iniziarono ad avere contatti diretti e stabili con la Cina, racconti e testimonianze sulla grandiosità della Muraglia si diffusero rapidamente, venendo amplificate di volta in volta, tanto che l’opera divenne famosa come l’unica costruzione dell’uomo visibile ad occhio nudo dalla Luna (a proposito, è davvero così? Scoprilo subito!).
La più recente delle sette meraviglie moderne è il Cristo Redentore, realizzato tra il 1922 e il 1931. La solenne statua, situata in vetta al monte Corcovado, domina la città di Rio de Janeiro, in Brasile, da un’altezza di oltre 700 metri sul livello del mare. L’opera, finanziata dai fedeli cattolici brasiliani, è realizzata in calcestruzzo e pietra saponaria, e ben presto divenne un simbolo dell’intero Brasile. Un aneddoto lega l’opera all’Italia. Il 12 ottobre 1931, giorno dell’inaugurazione, un importante momento della manifestazione dipese da un segnale proveniente da…Roma! Venne deciso infatti di affidare il compito di accendere le lampade della statua a Guglielmo Marconi, che lo avrebbe fatto tramite un impulso radio dall’Italia, come ennesima dimostrazione dell’importanza di quella tecnologia. A memoria di questa vicenda è stata posta una targa commemorativa alla base della statua. Secondo alcune fonti tuttavia, il segnale non sarebbe riuscito ad arrivare a causa di un forte maltempo e l’accensione sarebbe avvenuta da una postazione locale.
Riprendendo per certi versi la “tradizione” di alcune delle originali sette meraviglie, quest’ultima opera, nonostante le sembianze facciano pensare ad un tempio, altro non è che un mausoleo. Realizzata tra il 1632 e il 1654, la sontuosa opera funeraria è frutto della volontà dell’imperatore moghul Shah Jahan di onorare la moglie Mumtaz Mahal, morta durante il parto del quattordicesimo figlio dell’imperatore. La costruzione dell’opera coinvolse, indirettamente, l’intera Asia: sia gli artigiani, che i preziosissimi materiali utilizzati, provennero infatti da molteplici luoghi, finanche dall’Europa. Tra le caratteristiche di maggiore impatto del mausoleo c’è sicuramente il rivestimento di marmo bianco che ricopre l’intera costruzione, donandole una straordinaria bellezza; inoltre, l’intera opera si basa su rigidi principi geometrici, e ogni spazio risulta perfettamente simmetrico. Nonostante la sua bellezza, la struttura passò presto in secondo piano e subì un profondo declino e abbandono. Soltanto agli inizi del XX secolo si ravvivò l’interesse verso il mausoleo, che iniziò a ricevere lavori di recupero e restauro.
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