Ogni giorno dispositivi elettronici comunicano tra loro e si scambiano dati attraverso il Bluetooth, il sistema per la trasmissione di dati attraverso onde radio a corto raggio. Ma perché il Bluetooth si chiama così? E che c’entra un “dente blu” con la trasmissione dati via radio?
Nel 1996 un consorzio delle aziende più importanti nel settore tecnologico, tra cui Intel, Ericsson e Nokia, si impegnò per la costruzione di un nuovo standard universale per la trasmissione di dati senza fili a corto raggio. Uno degli ingegneri Ericsson in quel periodo stava leggendo di Aroldo I “Dente Blu” di Danimarca: egli regnò tra il 940 e il 986 circa in Danimarca e Norvegia, riuscendo infine a unificare buona parte della Scandinavia, convertendo al cristianesimo il popolo danese. Non si sa di preciso perché fosse chiamato così, ma secondo diversi studiosi probabilmente aveva un dente malato (forse non vitale) che appariva più scuro degli altri, oppure mangiava spesso mirtilli, che tendono a macchiare i denti.
Quindi la scelta del nome Bluetooth, che inizialmente doveva essere solo temporaneo, fu simbolica, ispirandosi all’opera “unificatrice” di Aroldo I. E il logo? Esso è il frutto dell’unione di due rune, i segni dell’alfabeto usato dalle antiche popolazioni germaniche. Le rune ᚼ e ᛒ fanno infatti riferimento proprio alle iniziali di re Aroldo I Dente Blu, e combinate insieme portano al logo del Bluetooth.


