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La vergine di Norimberga era uno strumento di tortura medievale?

No, quanto pare no, checché ne pensino gli Iron Maiden…

Una vergine di ferro, insieme ad altri strumenti di tortura
Un sarcofago con i chiodi dentro, wow.

Le vergini di ferro, grandi sarcofagi pieni di chiodi all’interno, vengono spesso associate al medioevo e alle presunte barbare pratiche in uso in quell’epoca storica. Il punto è che in realtà questi strumenti non sono affatto di origine medievale, bensì molto più moderni.

La più famosa è la cosiddetta vergine di Norimberga, proveniente dalla città omonima; creata nei primi anni dell’800, fu distrutta durante un bombardamento nella seconda guerra mondiale. Così come altri oggetti del periodo, è ritenuto un falso storico creato ad arte per impressionare i visitatori dei musei, e contribuire alla cattiva reputazione attribuita al Medioevo.

Infatti alla fine del XVIII secolo, il filosofo tedesco Johann Philipp Siebenkees riportò in un suo scritto l’esecuzione di un trafficante di monete false nel 1515 per mezzo di una vergine di ferro (nella città di Norimberga), descritta come un sarcofago la cui apertura, dotata di punte, richiudendosi sulla vittima ne trafiggeva arti e parti non vitali in modo da non ucciderlo se non dopo giorni di atroci sofferenze. Purtroppo non si trovano altri riferimenti all’evento, quindi è molto probabile l’episodio sia stato inventato di sana pianta.

Comunque, nella letteratura antica ci sono dei rimandi a strumenti simili, come nel caso di Marco Atilio Regolo, un politico e militare romano. Si narra che fu giustiziato dai Cartaginesi venendo rinchiuso in una scatola piena di chiodi, non morendo però per le ferite, bensì in quanto le punte gli impedivano di dormire, finendo poi per morire per la privazione del sonno. Un’altra versione vuole che venne fatto rotolare da una collina dentro una botte piena di chiodi.

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