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Cos’è lo spread?

Per alcuni mesi il suo valore ci perseguitava e ci preoccupava. A distanza di anni, abbiamo capito che cos’era?

Grafici azionari sull'andamento di titoli e valori
A partire dal 2011 l'andamento dello spread era diventato la fonte di preoccupazione degli italiani, anche se molti non sapevano nemmeno cosa fosse esattamente!

Lo spread!!. Tra il 2011 e il 2013 questo termine è stato il grande spauracchio degli italiani: gli aggiornamenti sul suo valore erano diventati un appuntamento immancabile dei TG, al pari delle previsioni del tempo. Tutti i talk show politici ne parlavano, sottolineando come l’economia italiana soffrisse a causa di questo spread. Addirittura un governo, quello di Berlusconi del 2011, è caduto, tra gli altri (molti) motivi, a causa dei valori troppo alti di questo indicatore. Ma di cosa si trattava realmente?

Il termine spread, o differenziale, indica genericamente una differenza, appunto, tra due diversi valori: in ambito economico, si utilizza spesso per indicare la differenza tra il rendimento di un titolo rispetto ad un altro. Per esempio, tra un titolo A, con rendimento del 2%, e un titolo B, con rendimento al 3,5%, lo spread è di 3,5 – 2 = 1,5 %, che tradotti sono 150 punti base. Ed è proprio a questo che ci si riferiva in quei mesi: lo spread era il valore che rappresentava il diverso rendimento tra i titoli di stato italiani a 10 anni (BTP) e i corrispondenti titoli tedeschi (BUND), scelti per il confronto in quanto simbolo della stabilità economica di quel Paese, e i cui tassi di interesse erano quasi nulli. In questo senso, maggiore era il valore dello spread, e maggiore era la differenza tra i rendimenti: in particolare, i BTP presentavano tassi di interesse elevati, e il valore dello spread indicava proprio questi interessi e il loro andamento, rispetto a quelli tedeschi.

Gli alti tassi di interesse sui BTP derivavano dall’instabilità e incertezza economica dell’Italia, che era costretta a concedere tassi di interesse sempre più alti per rendere appetibili i propri titoli, ritenuti poco sicuri. In questo modo però, cresceva la vulnerabilità dell’economia italiana, poiché gli alti tassi non facevano altro che complicare la gestione del debito pubblico. Il momento di maggiore crisi venne registrato nel novembre del 2011, proprio in coincidenza del passaggio di consegne tra il governo Berlusconi e il governo Monti: in quei giorni, lo spread toccò la quota record di 574 punti base. Oggi, a distanza di 6 anni esatti, il livello medio si aggira sui 140 punti base.

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