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Cos’è il fiscal compact?

Politici e commentatori spesso ne parlano, anche con toni negativi. Ma di cosa si tratta esattamente?

Foto dall'alto dell'aula di Montecitorio
L'aula di Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, che nel 2012, insieme al Senato, ha inserito i principi del fiscal compact in Costituzione.

Emerso fuori nel dibattito politico da alcuni anni, il “fiscal compact” o patto di bilancio, è un atto politico, realizzato nell’ambito dell’Unione Europea e legato all’economia dei suoi paesi membri: si tratta quindi di un vero e proprio trattato internazionale, adottato da quasi tutti gli Stati membri dell’UE nel 2012, ed entrato in vigore ufficialmente dal 1° gennaio 2013, e che ha disposto una serie di regole per la gestione dell’economia di questi Stati.

Senza entrare troppo nel dettaglio dei singoli aspetti che sono stati normati da questo atto, il fiscal compact si basa su alcuni principi cardine quali il pareggio di bilancio, il controllo del deficit strutturale, la riduzione del debito pubblico in rapporto al PIL. Questi principi erano tuttavia già presenti nel cosiddetto “Patto di Stabilità e Crescita“, adottato dagli Stati dell’UE nel 1997, per indicare i requisiti di appartenenza al mercato unico o Eurozona. Il punto fondamentale del nuovo accordo del 2012 è stato dunque l’impegno, da parte dei singoli Stati, di inserire questi principi nelle Costituzioni e nelle legislazioni nazionali, rendendoli, tecnicamente, dei principi inderogabili. In questo modo, i singoli Stati hanno assunto degli impegni forti con le istituzioni europee, in quella che è stata una forma di “concessione di sovranità” all’organo sovranazionale, che ha spinto i parlamenti nazionali a votare a favore di queste modifiche.

In Italia, la legge di riforma costituzionale che ha inserito i principi del fiscal compact nella Costituzione, ha iniziato il suo iter nel 2011, con il governo Berlusconi, ma ha subito una netta accelerazione in seguito alla crisi che ha portato alla caduta di tale governo. Infatti, nel luglio del 2012, un’ampia coalizione, che all’epoca sosteneva il governo tecnico di Mario Monti, ha votato rapidamente la legge, modificando alcuni articoli della Costituzione (nello specifico, gli articoli 81, 97, 117 e 119), e inserendo dunque il principio del pareggio di bilancio.

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