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Com’è fatto il sapone?

Di sapone, no? Ma cos’è, effettivamente, un sapone? Vediamolo.

Del sapone fatto in casa
Sapone artigianale

Be’, tutti usiamo il sapone, nelle sue varie forme, più volte al giorno. La parola sapone viene dal latino sapo, ovvero “miscuglio di grassi e cenere per tingere i capelli in rosso“, che non fa riferimento a igiene e pulizia. Ma cominciamo dall’inizio…

In generale un sapone viene formato da grassi, di origine animale e/o vegetale, e una sostanza alcalina, tramite un processo detto, appunto, saponificazione. La prima testimonianza dell’esistenza del sapone risale al 2800 a.C. e proviene dalla Mesopotamia. Fino agli antichi Romani il sapone veniva usato principalmente per pulire tessuti, perché esso risultava spesso caustico e l’odore, derivante dall’uso del grasso animale, non era dei migliori. Ci pensate, oggi, a lavarvi con un sapone che puzza?

La tecnica di saponificazione fu migliorata dagli arabi attorno al VIII secolo, utilizzando grassi vegetali come l’olio di oliva ed essenze aromatiche come l’olio di alloro, e soprattutto loro utilizzarono per primi la soda caustica, metodo che è rimasto sostanzialmente invariato fino ai nostri giorni. I saponi arabi, profumati e colorati, solidi o liquidi, raggiunsero la Spagna e la Sicilia dopo l’800, sull’onda dell’espansione araba, e il resto d’Europa dopo la fine delle crociate.

Mostrare la saponaria
Saponaria (Saponaria officinalis)

Un’altra “forma” di sapone era quella ottenuta (principalmente) dalle radici di alcune piante, come la cosiddetta saponaria. Essa infatti contiene una buona concentrazione di saponine, composti che formano con l’acqua soluzioni schiumogene; anche legumi, patate, pomodoro, quinoa, per esempio, ne contengono in buona quantità.

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