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Che fine hanno fatto i marò?

Nessuno ne parla più… che fine hanno fatto Salvatore Girone e Massimiliano Latorre?

I marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone lasciano il carcere di Trivamdrum
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone lasciano il carcere di Trivamdrum (Foto: LaPresse)

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono i due fucilieri di marina, comunemente detti marò, protagonisti, loro malgrado, di una delle vicende che più hanno catturato l’attenzione mediatica e pubblica in generale negli ultimi anni, uno spinoso caso di diritto internazionale che ha appassionato buona parte della nazione. I due sono stati accusati di omicidio dalle autorità indiane per aver ucciso, a colpi di arma da fuoco, due uomini a bordo di un locale peschereccio, mentre effettuavano un servizio di protezione a bordo della petroliera Enrica Lexie; per questo motivo sono stati arrestati nel febbraio del 2012, dando il via ad un aspro confronto diplomatico tra Roma e Nuova Delhi, relativo non soltanto alla ricostruzione dei fatti, ma anche alle competenze giurisdizionali.

La vicenda, andata avanti per diversi anni, non è rimasta confinata nell’ambito dei rapporti diplomatici, ma si è anzi trasformata ben presto in un caso pubblico a 360 gradi, venendo spesso usata come “materiale propagandistico” da diversi esponenti politici, sia italiani che indiani! Il parossismo di questo sfruttamento è stato raggiunto probabilmente da Giorgia Meloni, leader del partito “Fratelli d’Italia”, che trasformò i marò in personaggi del presepe! Ma non furono soltanto i politici a preoccuparsene: sin da subito infatti i social network si sono riempiti di riferimenti ai due marò. Da una parte non è mancato chi si accodava agli appelli dei politici per la loro liberazione, mentre dall’altra parte, si sono moltiplicati quelli che hanno ironizzato proprio sugli estremismi dei discorsi in materia fatti dai politici, e non solo, trasformando i due marò in un vero e proprio meme. La domanda “E i marò?” è diventata un tormentone, una risposta ironica (ma non per tutti) di fronte a qualsiasi argomento. Sono nate pagine Facebook umoristiche completamente dedicate a questo fenomeno: I marò e altre creature leggendarie, Marò e gattini, Non è l’attesa dei marò essa stessa i marò? e così via… Con la fine della detenzione in India dei due militari, infine, l’attenzione al riguardo è scemata, e l’argomento ha smesso di essere di tendenza sui social e nel dibattito politico, probabilmente per la gioia degli stessi Latorre e Girone.Tutti sembrano averli dimenticati. Ma, ad oggi, i marò che fine hanno fatto?

Latorre si trova in Italia già dall’agosto del 2014. In seguito a una leggera ischemia celebrale gli venne infatti concesso un permesso di 4 mesi per curarsi in Italia. Tale permesso è stato da lì in poi sempre prorogato, e attualmente Latorre si trova in Italia per proseguire nel percorso riabilitativo e in attesa delle evoluzioni processuali. Anche Girone è rientrato in Italia, ma con ritardo rispetto a Latorre. Soltanto nel maggio del 2016 infatti, la Corte Suprema di Delhi ha dato attuazione all’ordinanza della Corte Permanente di Arbitrato dell’Aia, che autorizzava il suo rientro in Italia in attesa di una decisione definitiva. Il marò è quindi tornato a casa, dovendo comunque scontare alcune restrizioni, come il ritiro del passaporto e l’obbligo di firma ogni mese presso un commissariato italiano.

Secondo alcune indiscrezioni, la sentenza potrebbe arrivare tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, e verrà stabilito se il caso sia di giurisdizione indiana oppure no. Alcuni esperti ritengono probabile che, prima di questo termine, l’Italia cercherà di trovare un accordo con l’India, sussistendo una probabilità non indifferente che la Corte confermi la giurisdizione indiana sulla vicenda. In questa eventualità, per i due marò, si potrebbero aprire scenari inquietanti poiché, in caso di condanna, potrebbe essere applicata addirittura la pena di morte. Tuttavia, l’allentamento delle tensioni tra i due Paesi, culminati con la recente visita del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nel Paese asiatico, fa tendere verso un cauto ottimismo sulla possibilità di trovare un’intesa.

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