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Che cos’è il quantitative easing?

Spesso sentiamo pronunciare questo termine da parte di politici e opinionisti. Sappiamo di cosa stanno parlando?

Diversi mazzetti di banconote da 500 euro.
Dal 2015 ad oggi diverse centinaia di miliardi di euro sono stati immessi nell'economia da parte della BCE, non sempre però con gli effetti sperati.

Da alcuni anni a questa parte, a causa dell’esplosione della crisi economica, termini e parole legati al mondo economico e bancario sono entrati di prepotenza nel dibattito pubblico e politico. Di questi termini, spesso particolarmente tecnici, è stata sovente data per scontata la conoscenza da parte di coloro che ascoltano. A volte inoltre, sono stati e tuttora vengono utilizzati in lingua inglese, in parte per sottolineare la loro “provenienza” dal contesto dell’Unione Europea e delle sue istituzioni. Un esempio lampante è quello del quantitative easing, che si può tradurre in italiano come facilitazione/alleggerimento quantitativo. Guardando TG o talk show politici, questo termine esce fuori spesso, ma per molti, probabilmente, è un mistero ciò che significa realmente. Cerchiamo dunque di fare chiarezza.

Il quantitative easing è uno strumento di politica monetaria in mano alle Banche Centrali, e in particolare alla Banca Centrale Europea (BCE). Detto con semplicità, la politica monetaria consiste nella “gestione” della moneta e della sua circolazione: tramite vari strumenti a loro disposizione, le Banche Centrali regolano il mercato della moneta, favorendone o meno la circolazione, e quindi il “costo” (in termini di interessi sui prestiti, ad esempio). Il quantitative easing è uno di questi strumenti, classificato come extra-ordinario: si tratta infatti di un meccanismo che viene adottato quando quelli ordinari non possono più essere utilizzati, come ad esempio ha fatto la BCE a partire dal 2015. Senza voler complicare troppo la questione, la misura consiste nell’immettere moneta nell’economia acquistando titoli finanziari, specie quelli deteriorati, ad alto rischio di insolvenza. L’obiettivo atteso è quello di aumentare la disponibilità di moneta per le banche, e di conseguenza rendere più facile l’accesso al credito e dunque agli investimenti, in modo tale da alimentare l’economia reale.

Per quanto riguarda la BCE ad esempio, il piano di quantitative easing è iniziato nel 2015 per cercare di rilanciare l’economia del continente, fortemente segnata dagli anni di crisi. Nello specifico, la Banca Centrale si è impegnata ad immettere, ogni mese, una grossa quantità di denaro nell’economia europea: la cifra è stata inizialmente stabilita in 60 miliardi al mese, per passare poi ad 80 miliardi. A partire da ottobre 2017, il piano, rinnovato ancora, ha ridotto la cifra a 30 miliardi al mese, in seguito ai segnali di ripresa dell’economia del continente.

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